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da: BEAT BOP A LULA
Ubaldo Schiavi
The Early Records
Thunderthumb, 2010
In Italia succede anche questo: Ubaldo Schiavi, un musicista professionista di quelli che passano la vita sullo strumento per capirlo, conoscerlo, analizzarlo, trovare le sfumature sonore che più gli si confanno, pubblica un EP di alto livello strumentale in compagnia di Fabiano Lelli (chitarra), Jacopo Carlini (tastiere) e Stefano Marazzi (batteria).
Ogni critica a musica di questo calibro è superflua: l’ascolto è piacevole, scivola via veloce tra echi di latin jazz, con un basso, evidentemente influenzato più da Marcus Miller e dalla tradizione ritmica yankee-jazz che da Jaco Pastorius e dalla fusion degli anni ottanta, che, oltre ad essere motore di tutte le composizioni originali, è protagonista indiscusso di ogni singolo standard. E’ così che ci scopriamo ad ascoltare un EP che riporta alla mente Santana e la melanconia degli chansonnier francesi: atmosfere di una calda gioia contenuta, una colonna sonora di emozioni semplici e quotidiane.
La qualità di registrazione rende merito alla tecnica dei musicisti e alla loro impressionante pulizia d’esecuzione: nota di merito per Fabiano Lelli che, passando dalla chitarra elettrica alla classica, ci fa affezionare alla sua estetica sonora figlia di anni passati a contatto con lo strumento, il sudore e la fatica dello studio del pentagramma.
In Italia succede anche questo: ci si può dimenticare di essere nello stesso paese di Valerio Scanu, di Tangentopoli e degli scandali delle soubrette grazie all’ascolto di musica di qualità. Bene attenti: un disco non per forza ci trascina in un mondo parallelo. Questo The Early Records lo fa e gliene diamo merito. Un’invasione di latin funk, con il cuore rock-jazz. Una specie di Ferrero Rocher per i timpani: momenti di altissima classe.
da: OUTUNE.NET
http://www.ubaldoschiavi.com
Questo EP ad opera del bassista romano serve ad anticipare il suo primo album previsto per quest'autunno. Ubaldo è uno di quegli strumentisti che non si abbandonano mai al virtusismo, preferendo piegare il proprio strumento agli interessi dei brani.
Purtroppo questa scelta non sempre giova ai pezzi che, già un po' formali di per sé, rischiano di risultare privi di appigli (vedi il funk jazz Road To Freedom) o eccessivamente retorici (la bossa nova di Dream Holiday). Il problema principale del lavoro risiede forse nel suo essere un po' troppo retrò, rifacendosi a dischi e soluzioni di gran moda a cavallo degli anni 80 ma concedendo poco o niente ad esperienze più attuali.
Sia chiaro: il valore strumentale di questo lavoro non è in discussione, critichiamo soltanto la scelta di guardare un po' troppo al passato, scelta che gli amanti di queste sonorità apprezzeranno di certo.
Stefano Di Noi
da: L'ISOLA CHE NON C'ERA
Ubaldo Schiavi
The Early Records
Preferito
di: Roberto Paviglianiti
Diretto discepolo dei seminali Mark King e Marcus Miller – dai quali ha ereditato una inconfondibile inclinazione stilistica -, il bassista/compositore Ubaldo Schiavi riversa nel suo ep d’esordio “The Early Records” il bagaglio di esperienza e di studi che ha iniziato ad accumulare dalla tenera età di 9 anni.
Ora le primavere sono 44 e questo lavoro totalmente strumentale racchiude, in quattro brani autografi, l’urgenza di esplorare i sentieri del jazz funk (First Impressions), del rock avvolto nelle calde vesti della bossa (Dream Holiday), e di quello prossimo alla più comune forma-canzone (Road to Freedom).
Innamorato della tecnica slap, ma capace di tirarsi indietro al momento giusto per lasciar spazio alle melodie del chitarrista Fabiano Lelli, Ubaldo si rivela musicista preparato e pronto a tenerci compagnia per un auspicabile full length.
da: EXTRA! MUSIC MAGAZINE
Ubaldo Schiavi
The Early Records
2010 Thunderthumb
Pietro Scaramuzzo |
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Chi associa il nome di Ubaldo Schiavi a quello di arti importanti della musica italiana, come quello di Gino Paoli o di Paolo Turci, ricorderà che per loro ha lavorato dietro al mixer e, magari, aprendo qualche cassetto della memoria, potrà compiacersi nel ricordare la qualità dei suoni curati dallo stesso Schiavi. Oggi però non si parla né di mixer né di regolazione audio, ma di un progetto musicale intrapreso dal fonico romano che lo vede protagonista come bassista funk. L'Ep ”The Early Records”, infatti, raccoglie quattro tracce strumentali che vedono Ubaldo impegnato al basso elettrico. Le registrazioni spaziano dal latin jazz al funk e, nonostante la partecipazione di altri validi musicisti come Fabiano Lelli alle chitarre, Jacopo Carlini alle tastiere e Stefano Marazzi alla batteria, francamente sembrano non convincere né per qualità del suono né per intensità emotiva. I suoni, infatti, eccessivamente artefatti, risultano stucchevoli all'ascolto per quanto ben calibrati. L'indiscutibile bravura di Schiavi, invece, si esprime esclusivamente in ostentati virtuosismi che tendono ad adombrare il lavoro nelle retrovie degli altri musicisti. Certo quattro tracce sono poche trarre un giudizio definitivo su un progetto musicale, ma bastano per capire che “The Early Records” è destinato a diventare un altro lavoro squisitamente tecnico che fa inutilmente il verso a Jaco Pastorius.
(07/09/2010)
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